La Conferenza di Servizi approva il progetto per il collegamento tra Castellammare Centro e il Monte Solaro. L’opera, curata da od’a – Officina d’Architettura, integra mobilità meccanizzata, parcheggi e percorsi naturalistici per rigenerare il paesaggio.
Si è conclusa con esito favorevole la Conferenza di Servizi dedicata al progetto di fattibilità tecnica ed economica per il nuovo sistema di collegamento tra la stazione di Castellammare Centro e il Monte Solaro. L’intervento, promosso da EAV, rappresenta un tassello fondamentale per il rilancio della mobilità sostenibile nell’area stabiese, puntando a una ricucitura profonda tra il tessuto urbano e il contesto naturale. Il progetto è stato redatto da S.I.I.P., con lo studio od’a – Officina d’Architettura responsabile della componente architettonica. L’opera definisce un sistema articolato che comprende un ascensore inclinato, una nuova piastra urbana di accesso e un parcheggio di interscambio armonizzato con l’ambiente circostante.
Grazie alla sinergia con partner specializzati come WALD per il paesaggio e IN.CO.SE.T. per la viabilità, l’intervento riesce a integrare superfici a verde e sentieri naturalistici che connettono la città bassa al Parco Idropinico e alle vicine aree archeologiche. Le amministrazioni coinvolte hanno lodato la capacità di questa infrastruttura complessa di ridisegnare lo spazio pubblico, trasformando un’esigenza trasportistica in un’esperienza di bellezza architettonica. Con il via libera urbanistico, inizia ora la fase di sviluppo del progetto esecutivo, che porterà alla realizzazione di un sistema intermodale d’eccellenza. Per od’a – Officina d’Architettura, l’opera non è solo un collegamento meccanizzato, ma un segno architettonico capace di valorizzare l’identità territoriale campana, promuovendo un turismo responsabile e una migliore qualità della vita per l’intera comunità cittadina.
La meraviglia, intesa non come semplice stupore estetico ma come esperienza emotiva e sensoriale, diventa nel progetto di Monteruscello il principio guida della rigenerazione. Qui l’architettura non si limita a riqualificare quindici edifici e spazi pubblici, ma attiva una trasformazione profonda e condivisa.
Il quotidiano si intreccia con l’inaspettato: i residenti riscoprono luoghi che li rappresentano, mentre lo sguardo esterno coglie una nuova identità urbana. Così la periferia si trasforma in paesaggio riconoscibile, capace di generare appartenenza e orgoglio collettivo.
PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA RESIDENZE ERP MONTERUSCELLO
project by: od’a + DFP engineering
La rubrica Keyword esplora i temi dell’architettura attraverso un lessico essenziale ma ricco di significati. Ogni parola chiave diventa un punto di partenza per riflessioni critiche, capace di svelare connessioni tra progetto, spazio e società. Un percorso sintetico e incisivo che trasforma il linguaggio in strumento di indagine, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’architettura contemporanea e le sue trasformazioni.
Non solo come decoro formale: la dignità è concepita come un impegno etico e civile che l’architettura assume verso il territorio. Nel progetto di rigenerazione urbana ed efficientamento energetico del Lotto 29 per Aler Milano, questa visione guida ogni scelta progettuale.
L’intervento su 22 edifici non si limita a una manutenzione tecnica, ma trasforma l’edilizia residenziale pubblica in un simbolo di riscatto sociale. Lo studio del paesaggio e del tessuto urbano, insieme al colore come elemento identificativo degli edifici, porta luce in questi luoghi fragili, di frontiera e di periferia, troppo spesso abbandonati a loro stessi. La materia di questi edifici, spesso anonimi e grigi, viene nobilitata, trasformando complessi un tempo marginali in spazi di qualità che restituiscono orgoglio e identità ai loro abitanti.
PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA ED EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DEL LOTTO 29 PER ALER MILANO
project by: od’a
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Disponibile il nuovo portfolio internazionale in inglese e cinese di ODA / CAMP Lab. Una sintesi multidisciplinare che unisce restauro, tecnologie 3D e design sostenibile per valorizzare il patrimonio architettonico tra Europa e Asia.
Il nuovo portfolio internazionale di ODA / CAMP Lab segna un’importante tappa nella strategia di internazionalizzazione del gruppo, offrendo una visione d’insieme che abbraccia le sedi di Napoli, Pechino e Tianjin. Al cuore di questo progetto vi è l’unione di realtà d’eccellenza che interpretano l’architettura come un palinsesto di memorie stratificate. Tra queste spicca od’a – Officina d’Architettura, attiva dal 2001 e forte di un’esperienza che affonda le radici nel 1978, capace di gestire l’intero iter progettuale dall’urbanistica al dettaglio d’interni. L’approccio integrato prosegue con ADO e la joint venture ad+, che coordina team internazionali su scala urbana e tecnologica nel segno della sostenibilità ambientale.
Un ruolo cruciale è affidato al CAMPI Design Lab, specializzato nell’impiego di strumentazioni all’avanguardia come laser scanner 3D e fotogrammetria ad alta precisione per la documentazione scientifica del patrimonio costruito. Questa sinergia tra rilievo materico e sensibilità progettuale permette al team di operare su edifici storici e complessi monumentali con un’accuratezza geometrica assoluta, fornendo consulenze strategiche per interventi di conservazione e restauro. Grazie a una solida rete di collaborazioni con centri di ricerca europei e asiatici, ODA / CAMP Lab si conferma un laboratorio di conoscenza globale, capace di tradurre l’analisi scientifica in narrazioni contemporanee e trasformazioni consapevoli del territorio, promuovendo un’architettura che sia, prima di tutto, uno strumento di senso e bellezza per la comunità internazionale.
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Venerdì 13 marzo, a Palazzo Ruffo della Scaletta, viene presentato il volume curato da Bruno Discepolo. Un’analisi critica sulle azioni di governo del territorio, paesaggio e architettura in Campania tra il 2018 e il 2025.
Presso la sede dell’Associazione Costruttori Edili di Napoli, si terrà un importante momento di confronto dedicato alla presentazione del volume “La Campania, una regione plurale”. L’opera, curata da Bruno Discepolo, documenta in modo sistematico l’intensa attività svolta dall’Assessorato al Governo del Territorio della Regione Campania nell’ultimo settennio. Il testo si articola in quattro sezioni fondamentali dedicate all’urbanistica, al paesaggio, all’architettura e alle politiche abitative, offrendo una sintesi critica dei traguardi raggiunti e delineando le basi per una futura Agenda Territoriale regionale. L’incontro, coordinato da Emanuele Imperiali, vedrà la partecipazione di figure di rilievo come Marella Santangelo, direttrice del DiARC, e l’assessore Laura Lieto, stimolando un dialogo multidisciplinare tra istituzioni e mondo accademico.
Per lo studio od’a – Officina d’Architettura, da sempre attento alle dinamiche di trasformazione urbana e alla qualità del progetto, eventi di questo tipo rappresentano tappe cruciali per comprendere l’evoluzione della governance campana. Il volume non è solo un resoconto informativo, ma una ricerca sul campo che interroga il ruolo del progetto architettonico nella costruzione di una regione più coesa e resiliente. Il dibattito, arricchito dai contributi dei presidenti di ACEN, Ordine degli Architetti e ANCE Campania, punta a trasformare la documentazione amministrativa in una visione strategica condivisa. La partecipazione dei professionisti sarà inoltre valorizzata dal riconoscimento di crediti formativi, sottolineando l’importanza della formazione continua in un settore chiave per lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno.
Lo studio od’a – Officina d’Architettura partecipa al progetto “100 Studi in Italia”, reinterpretando la placca domotica come oggetto di design. Il 24 febbraio 2026, l’Ordine degli Architetti di Napoli ospiterà la presentazione dei prototipi.
Lo studio od’a – Officina d’Architettura è tra i protagonisti dell’iniziativa nazionale “100 Studi in Italia”, promossa da MyDomotics® per ridefinire il canone estetico dei componenti tecnologici domestici. Il progetto ha coinvolto un network di eccellenze del design italiano con l’obiettivo di trasformare la placca domotica da mero dispositivo tecnico a elemento d’arredo iconico. La proposta firmata da od’a – Officina d’Architettura riflette appieno la filosofia dello studio attraverso un linguaggio minimalista ed elegante: una superficie nera ispirata alla purezza del vetro, animata da intagli retroilluminati che generano una luce soffusa e discreta, capace di integrarsi con armonia in contesti abitativi contemporanei.
Il culmine di questo percorso creativo sarà celebrato il 24 febbraio 2026 a Napoli, presso la sede dell’Ordine degli Architetti, con una cerimonia dedicata alla consegna dei prototipi personalizzati. L’evento rappresenterà un momento cruciale di confronto professionale, durante il quale verranno introdotte soluzioni digitali avanzate come l’App MyDomotics® Layout Assistant, pensata per supportare i progettisti nella pianificazione degli ecosistemi smart. Attraverso il dialogo tra innovazione formale e automazione, lo studio contribuisce a una nuova visione dell’abitare dove la domotica non è solo funzionale, ma diventa parte integrante dell’esperienza estetica dello spazio. La giornata si concluderà con sessioni di networking, sottolineando il ruolo centrale dell’architetto nel guidare l’evoluzione tecnologica verso una qualità progettuale sempre più attenta al dettaglio e all’atmosfera degli ambienti.
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La leggerezza concepita non solo come assenza di peso, un delicato equilibrio tra materia e vuoto ma anche l’ approccio al progetto, leggero e agile. Nel progetto del palazzetto dello sport di Lauro, questa visione guida ogni scelta: l’uso di lamiere microforate che avvolgono il campo da gioco e gli spalti trasforma la massa in un volume vibrante ed etereo, capace di scomparire con la luce. La struttura non impatta sul contesto e sembra sfidare la forza di gravità. L’edificio si inserisce nel paesaggio su un grande pianoro, l’ex campo di calcio comunale, non scava la terra, ma vi si adagia con grazia, apparendo semplicemente appoggiato, quasi fosse sospeso.
PALAZZETTO DELLO SPORT LAURO
project by: od’a
La rubrica Keyword esplora i temi dell’architettura attraverso un lessico essenziale ma ricco di significati. Ogni parola chiave diventa un punto di partenza per riflessioni critiche, capace di svelare connessioni tra progetto, spazio e società. Un percorso sintetico e incisivo che trasforma il linguaggio in strumento di indagine, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’architettura contemporanea e le sue trasformazioni.
La linea Cumana torna operativa tra Montesanto e Torregaveta, restituendo ai Campi Flegrei un asse di mobilità vitale. Simbolo della rinascita è la stazione di Baia, progettata da od’a – Officina d’Architettura.
La riapertura della linea Montesanto-Torregaveta segna un momento fondamentale per la mobilità dell’area occidentale di Napoli, garantendo nuovamente un collegamento ferroviario continuo e affidabile tra il centro città e il litorale flegreo. Il ripristino del servizio non rappresenta solo un ritorno alla normalità per pendolari e turisti, ma il culmine di un processo di ammodernamento infrastrutturale e tecnologico volto a incrementare la sicurezza e la sostenibilità degli spostamenti quotidiani. Protagonista indiscussa di questa nuova stagione è la Stazione di Baia, inaugurata il 6 novembre 2025 dopo un’attesa lunga oltre un quarto di secolo. Il progetto, curato da od’a – Officina d’Architettura in collaborazione con Tecnosistem Spa, trasforma una semplice fermata ferroviaria nella prima vera “stazione archeologica” del territorio, integrando perfettamente la funzione trasportistica con la narrazione storica.
Con un investimento di circa 37 milioni di euro, la struttura si estende su 3.000 metri quadrati utilizzando materiali come tufo e travertino, che richiamano l’estetica dell’antica Baiae romana. All’interno, l’allestimento curato da od’a – Officina d’Architettura ospita riproduzioni di statue romane realizzate in stampa 3D, i cui originali sono custoditi al MANN, creando un’esperienza culturale immersiva per il viaggiatore. L’opera non è ancora conclusa: una seconda fase di lavori, prevista entro il 2027, integrerà un sottopasso pedonale per collegare direttamente la stazione al lungomare. Questo nodo intermodale diventa così un elemento di valorizzazione urbana e turistica, capace di unire l’innovazione tecnologica alla memoria millenaria di uno dei siti più preziosi del Mediterraneo.
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L’avvio della Conferenza dei Servizi accelera il progetto dell’ascensore inclinato a Castellammare di Stabia. Un’opera di mobilità sostenibile che collegherà centro e collina, integrando parcheggi di scambio, percorsi meccanizzati e nuovi spazi pubblici.
È ufficialmente entrata nel vivo la Conferenza dei Servizi per la realizzazione dell’ascensore inclinato di Castellammare di Stabia, passaggio burocratico decisivo per l’apertura dei cantieri. L’opera, concepita per ricucire il tessuto urbano costiero con il sistema montuoso del Faito, punta a rivoluzionare la mobilità locale attraverso un collegamento meccanizzato tra il centro e la zona collinare. Il cuore del progetto prevede la costruzione di un parcheggio interrato di interscambio a monte, pensato per intercettare i flussi veicolari e connetterli alla stazione ferroviaria di Piazza Unità d’Italia. Per superare l’importante dislivello, l’intervento integra all’ascensore verticale un sistema di scalee e rampe pedonali, garantendo una risalita accessibile e armoniosa perfettamente inserita nel contesto paesaggistico.
L’intervento assume una valenza che supera la funzione trasportistica: le stazioni di valle e di monte diverranno infatti nuovi spazi pubblici attrezzati per la comunità. Creando un nodo intermodale strategico con la rete ferroviaria da Napoli e Sorrento, l’infrastruttura incentiverà cittadini e turisti a rinunciare all’auto per raggiungere le Antiche Terme o i sentieri montani. Oltre al decongestionamento del traffico e all’abbattimento delle emissioni, l’opera si inserisce nella visione strategica di rigenerazione urbana promossa sul territorio. Con il coordinamento dei vari enti tecnici, la conclusione dell’iter autorizzativo aprirà finalmente la strada all’affidamento dei lavori, trasformando una visione progettuale di lungo corso in una realtà tangibile per il rilancio sostenibile e turistico di Castellammare di Stabia.
In un’intervista a StoryTime, l’architetto Giovanni Aurino celebra i 25 anni di od’a – Officina d’Architettura, raccontando un approccio che fonde identità mediterranea, responsabilità multidisciplinare e una visione internazionale che spazia fino alla Cina.
Nel 2026, lo studio od’a – Officina d’Architettura raggiunge il prestigioso traguardo dei venticinque anni di attività, una storia iniziata nel 2001 dai fondatori Alessandra Fasanaro e Bruno Discepolo. Durante l’intervista rilasciata a StoryTime, l’architetto Giovanni Aurino, partner e direttore tecnico dal 2009, ha delineato l’evoluzione di una realtà che ha fatto della multidisciplinarietà il proprio punto di forza. Lo studio opera infatti come un sistema di “cluster” dove urbanistica, restauro, paesaggio e interior design dialogano costantemente intorno al progetto, considerato lo strumento principe per gestire la complessità delle sfide urbane contemporanee.
Un tema centrale del racconto è il legame viscerale con Napoli e il Mediterraneo, intesi come laboratori di stratificazione storica da cui partire per confrontarsi con il mercato globale. Questa solidità culturale ha permesso a od’a – Officina d’Architettura di esportare l’esperienza del restauro e del design italiano in Cina, attraverso partnership strategiche come ADO e ad+, focalizzate sul recupero della memoria storica in contesti ad altissima innovazione. A suggellare la filosofia dello studio è il concetto di “leggerezza” , ispirato a Calvino e Borges. Per Aurino, la leggerezza non è superficialità, ma la capacità di semplificare processi complessi e burocratici, traducendosi in scelte architettoniche agili e sostenibili che spaziano dai grandi interventi costieri ai dettagli dell’accoglienza turistica. L’intervista si chiude con un invito ai giovani architetti a perseguire con coraggio e “fame” la costruzione di un mondo migliore.
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Il quarto volume della Biennale dello Stretto 2024 esplora le “Città del Futuro”, includendo la ricerca “Campania Sommersa” di Giovanni Aurino e Mario Ferrara: un viaggio metafisico tra le architetture idriche e sottomarine dei Campi Flegrei.
Il quarto volume del catalogo della Biennale dello Stretto 2024, curato da Alfonso Femia, Mariangela Cama e Francesca Moraci, delinea una visione multidisciplinare sulle metropoli di domani partendo dal baricentro culturale del Mediterraneo. In questo scenario di confronto tra arte e urbanistica, emerge con forza il contributo “Campania Sommersa”, frutto della collaborazione tra il fotografo Mario Ferrara e l’architetto Giovanni Aurino di od’a – Officina d’Architettura. La ricerca indaga il legame ancestrale tra l’acqua e il tufo nell’area flegrea, dove l’elemento idrico agisce come il vero scultore delle forme architettoniche.
Attraverso l’analisi di siti iconici come la Piscina Mirabilis, le Cento Camerelle e le infrastrutture eroiche della Montagna Spaccata, od’a – Officina d’Architettura propone una rilettura della città fondata su cinque atti essenziali: mobilità, spazio pubblico, abitare, baricentri e linee d’acqua. Questi pilastri, rintracciabili nelle vestigia romane di Baia e Pozzuoli, non sono interpretati come semplici rovine, ma come modelli attuali di gestione sostenibile e resilienza urbana. Lo studio di Aurino e Ferrara evidenzia come la sfida della modernità risieda proprio nella capacità di proteggere questo patrimonio “metafisico”, trasformando l’abilità tecnica del passato in un ponte verso le necessità civiche future. Il volume ribadisce così che la città del domani deve necessariamente dialogare con la propria memoria storica per ritrovare un equilibrio armonico tra infrastruttura, natura e comunità.
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Immaginare oggi un luogo, uno spazio dove le persone possano abitare e vivere in armonia, condividendo esperienze e relazioni all’interno di un contesto capace di coniugare memoria e contemporaneità. Immaginare oggi un luogo, uno spazio dove le persone possano abitare e vivere in armonia, condividendo esperienze e relazioni all’interno di un contesto capace di coniugare memoria e contemporaneità. E’ quello alla base del progetto di restauro dell’ex Convento in Via Villanova.
Una visione che va ben oltre il semplice il restauro e la rigenerazione urbana ma che introduce un nuovo modo di abitare, crescere e relazionarsi con il luogo e con lo spazio vissuto. Il progetto pone attenzione al rapporto tra interno ed esterno, valorizzando la panoramicità del sito, la presenza del verde come elemento identitario e rigenerativo, e proponendo residenze che favoriscono la qualità dell’abitare, la socialità e il benessere.
PROGETTO DI RESTAURO E RIGENERAZIONE URBANA DELL’EX CONVENTO VIA VILLANOVA
project by: od’a
La rubrica Keyword esplora i temi dell’architettura attraverso un lessico essenziale ma ricco di significati. Ogni parola chiave diventa un punto di partenza per riflessioni critiche, capace di svelare connessioni tra progetto, spazio e società. Un percorso sintetico e incisivo che trasforma il linguaggio in strumento di indagine, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’architettura contemporanea e le sue trasformazioni.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, ha partecipato al convegno di TuttoHotel presso la Mostra d’Oltremare, discutendo il futuro del turismo nel Mezzogiorno tra identità mediterranea, rigenerazione costiera e responsabilità progettuale.
Lo scorso martedì 13 gennaio, la Sala Convegni della Mostra d’Oltremare ha ospitato il dibattito “Il ruolo dell’architettura tra sostenibilità e ospitalità”, un evento cruciale per analizzare le trasformazioni del settore turistico nel Sud Italia. L’intervento di Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, ha posto l’accento sulla necessità di considerare Napoli e il Mediterraneo non come semplici destinazioni geografiche, ma come matrici culturali profonde fatte di memoria e appartenenza. Secondo l’architetto, la progettazione contemporanea deve rifuggire da interventi estranei al contesto, preferendo un approccio guidato da responsabilità e generosità che rafforzi il legame tra luoghi e comunità.
In questa ottica, l’architettura diventa il principale dispositivo per governare i flussi turistici, trasformandoli in una risorsa strutturale piuttosto che in una criticità urbana. Aurino ha illustrato questa visione attraverso i progetti strategici che od’a – Officina d’Architettura sta sviluppando lungo la linea di costa, intesi come infrastrutture moderne capaci di coniugare innovazione tecnologica e rispetto del paesaggio. Questi interventi dimostrano come l’accoglienza responsabile possa tradursi in spazi che non sono meramente funzionali, ma veri e propri strumenti culturali. Il futuro del turismo in Campania e in tutto il Mezzogiorno risiede dunque nella capacità di interpretare i bisogni attuali attraverso linguaggi coerenti con l’identità dei territori, dove il dialogo progettuale funge da ponte tra la salvaguardia del patrimonio storico e la costruzione di nuove, equilibrate relazioni tra uomo e ambiente.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa alla Mostra d’Oltremare per discutere il futuro del turismo sostenibile nel Sud Italia. Un confronto tra professionisti su rigenerazione, identità e innovazione nel settore ricettivo.
Martedì 13 gennaio, presso la Sala Convegni del Padiglione 5 alla Mostra d’Oltremare di Napoli, si terrà l’incontro “Il ruolo dell’architettura tra sostenibilità e ospitalità”. L’evento, organizzato da TuttoHotel e curato da Architettura Open House, vedrà la partecipazione dell’architetto Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, insieme ad altri autorevoli esponenti del panorama progettuale contemporaneo come Salvatore Cozzolino e Beniamino Di Fusco. Introdotto dal consigliere Aniello Tirelli, il dibattito si focalizzerà sulle nuove traiettorie del turismo in Campania e nel Mezzogiorno, analizzando come l’architettura possa farsi promotrice di modelli di accoglienza sempre più integrati e rispettosi dell’ambiente.
Per od’a – Officina d’Architettura, l’appuntamento rappresenta un’occasione strategica per ribadire l’importanza della qualità spaziale e della rigenerazione del patrimonio esistente come leve per uno sviluppo economico e sociale consapevole. Gli studi coinvolti, uniti da una visione che coniuga estetica e funzionalità, esploreranno le sfide dell’ospitalità moderna, dove l’identità del territorio e l’innovazione tecnologica diventano i pilastri per un’offerta turistica competitiva a livello internazionale. Iniziative come questa, sostenute dalla rete di Architettura Open House, sono fondamentali per sensibilizzare il settore verso una progettualità che non sia solo edilizia, ma una vera e propria risorsa culturale capace di trasformare il volto delle nostre città e dei nostri paesaggi costieri, valorizzando il Sud Italia come eccellenza globale nel design dell’accoglienza.
Lo studio od’a – Officina d’Architettura celebra venticinque anni di attività nel 2026. Un traguardo che onora un percorso fatto di responsabilità, innovazione e condivisione, rivolto con gratitudine a partner, collaboratori e futuri professionisti.
Il 2026 non rappresenta per noi un semplice cambio di calendario, ma segna una tappa fondamentale nella nostra storia: il venticinquesimo anniversario della fondazione di od’a – Officina d’Architettura. Questo importante traguardo celebra un lungo viaggio professionale costruito giorno dopo giorno con instancabile entusiasmo, generosità e una profonda consapevolezza del ruolo civile dell’architettura. In questo quarto di secolo, la nostra attività è stata guidata dalla volontà di trasformare le idee in azioni concrete, cercando sempre una sintesi tra visione creativa e responsabilità verso il territorio.
In occasione di questo anniversario speciale, desideriamo rivolgere un augurio di felice anno nuovo a tutti coloro che hanno reso possibile il nostro percorso. Il nostro pensiero va ai colleghi, ai partner strategici, ai fornitori e alle imprese che con competenza hanno dato forma ai nostri progetti, ma anche alle aziende che hanno creduto nella nostra filosofia. Un ringraziamento particolare è dedicato ai numerosi giovani studenti che, attraverso il loro percorso di formazione presso la nostra struttura, hanno arricchito lo studio con nuova energia e prospettive inedite. Che il 2026 sia per tutti un anno di rinnovato fermento, capace di portare nuove sfide progettuali e traguardi ambiziosi da costruire insieme, continuando a guardare al futuro con la stessa passione che ci ha mossi sin dal primo giorno. Buon 2026 da tutto il team di od’a – Officina d’Architettura.
Custodire e proteggere la memoria, prendersi cura della storia, preservare il paesaggio. Un edificio unico, il Panopticon: un’idea visionaria di carcere, luogo di confino e culla del pensiero europeo.
Una storia da raccontare, ma anche da riscrivere, affinché questo luogo continui a vivere e ritrovi una propria contemporaneità. Un luogo complesso, un’isola nell’isola — remota, aspra, difficile da raggiungere. L’isola di Santo Stefano, nel suo legame indissolubile con Ventotene, custodisce una vicenda straordinaria che dobbiamo mettere in sicurezza per accompagnarla verso il futuro.
RECUPERO E RIFUNZIONALIZZAZIONE EX CARCERE BORBONICO DELL’ISOLA DI SANTO STEFANO VENTOTENE
project by: od’a + Vitruvius Engineering sas + arch. Fabio Campagnuolo + arch. Pasquale De Lucia + arch. Giaia Campagnuolo
ph: Dario Biello
La rubrica Keyword esplora i temi dell’architettura attraverso un lessico essenziale ma ricco di significati. Ogni parola chiave diventa un punto di partenza per riflessioni critiche, capace di svelare connessioni tra progetto, spazio e società. Un percorso sintetico e incisivo che trasforma il linguaggio in strumento di indagine, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’architettura contemporanea e le sue trasformazioni.
Lo studio od’a – Officina d’Architettura è tra i protagonisti di “Semi di rigenerazione”, il volume di ANCE Campania che celebra la riqualificazione urbana sostenibile. Cinque interventi emblematici dello studio testimoniano la rinascita del territorio campano.
Venerdì 5 dicembre 2025 è stato presentato “Semi di rigenerazione”, un’opera editoriale promossa da ANCE Campania che raccoglie le migliori pratiche di trasformazione urbana della regione. Lo studio od’a – Officina d’Architettura è presente con cinque progetti che interpretano il concetto di “seme” come motore di dignità e bellezza per spazi precedentemente abbandonati. Tra questi spicca l’Italian Green Factory a Napoli Est, dove l’ex Whirlpool rinasce come polo tecnologico avvolto da una pelle vegetale, e il recupero dell’ex SMOM a Pozzuoli, trasformato in struttura turistica d’eccellenza rispettosa dell’orografia vulcanica.
A Bagnoli, lo studio firma il restauro delle Ex Terme Tricarico, destinate a diventare uno studentato che ricuce il quartiere con il mare, mentre a Castellammare di Stabia il Waterfront di Marina di Stabia funge da cerniera tra aree ex industriali e porto turistico. La selezione si chiude con il Parco Commerciale a Rotondi, dove l’architettura industriale viene nobilitata da involucri trasparenti e poetici. Come sottolineato dai vertici di ANCE, Federica Brancaccio e Luigi Della Gatta, questi interventi di od’a – Officina d’Architettura dimostrano come sia possibile abbandonare il consumo di suolo a favore di una rigenerazione che risponda alle esigenze abitative e sociali moderne. Il volume, curato da Laterale Studio, non è solo una raccolta tecnica, ma un manifesto politico e culturale che chiede riforme strutturali per far fiorire stabilmente questi semi di innovazione urbana in tutta la Campania.
L’antico complesso di Gesù delle Monache apre eccezionalmente al pubblico per Architettura Open House Napoli. Lo studio od’a – Officina d’Architettura presenta il progetto di rigenerazione che trasformerà il sito cinquecentesco nella nuova sede dell’ABANA.
In occasione dell’ottava edizione di Architettura Open House, l’ex Convento di Gesù delle Monache è tornato al centro del dibattito culturale napoletano come protagonista di un ambizioso piano di rifunzionalizzazione. L’iniziativa, promossa dall’associazione Brillart con il sostegno della Regione Campania, ha permesso alla cittadinanza di varcare le soglie di un complesso monumentale del Cinquecento, solitamente sottratto alla vista, per scoprire in anteprima il progetto di fattibilità tecnico-economica della nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Il piano di recupero, curato da od’a – Officina d’Architettura in collaborazione con Vitruvius Engineering Sas, lo Studio Tecnico Ing. G. Cacciapuoti e il geologo G. Falzarano, si fonda su uno studio scientifico d’eccellenza elaborato dai dipartimenti DiArc, DICEA, DiST e DII dell’Università Federico II.
L’evento ha trasformato le sale cariche di storia e arte in un laboratorio di visione urbana, mostrando come la rigenerazione di grandi volumi storici possa rispondere alle esigenze contemporanee della formazione artistica. Per od’a – Officina d’Architettura, l’intervento rappresenta una sfida di sintesi tra conservazione della memoria e innovazione architettonica, volta a restituire al quartiere un polo creativo di rilievo internazionale. Grazie alla sinergia con l’Accademia di Belle Arti, l’apertura straordinaria del cantiere ha ribadito il ruolo sociale dell’architettura: un dispositivo capace di riattivare identità sopite e trasformare un patrimonio silente nel cuore pulsante della futura Napoli dei saperi.
Mercoledì 3 dicembre, od’a – Officina d’Architettura svela il progetto di rigenerazione dell’antico complesso di Gesù delle Monache. L’evento Open House celebra la trasformazione di un sito storico nella nuova sede dell’Accademia di Belle Arti.
Mercoledì 3 dicembre, dalle ore 10:00 alle 12:00, lo studio od’a – Officina d’Architettura aprirà eccezionalmente le porte dell’antico complesso di Gesù delle Monache a Napoli. L’iniziativa, inserita nel prestigioso programma di Architettura Open House e giunta all’ottava edizione con il sostegno della Regione Campania, offre un’opportunità unica per esplorare spazi monumentali finora sottratti alla fruizione pubblica. Questo luogo straordinario, intriso di memoria e stratificazioni artistiche, è attualmente al centro di un ambizioso intervento di rigenerazione architettonica destinato a ospitare la nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Napoli (ABANA).
Il progetto curato da od’a – Officina d’Architettura mira a trasformare il complesso in un polo culturale d’avanguardia, capace di coniugare il rigore del restauro conservativo con le necessità funzionali di una moderna istituzione didattica. Durante l’evento, organizzato in stretta sinergia con l’Accademia, professionisti, studenti e cittadini potranno approfondire la visione urbanistica che sottende il recupero del sito, inteso come motore di rinascita per l’intero centro antico. L’incontro non si limiterà alla descrizione tecnica delle opere, ma diventerà un momento di riflessione collettiva sul ruolo dell’architettura come strumento di ricucitura sociale e identitaria. Restituire Gesù delle Monache alla comunità significa infatti riattivare un legame profondo tra la materia storica e il fermento creativo contemporaneo, confermando l’impegno dello studio nel promuovere una bellezza che sia, al tempo stesso, memoria viva e futuro condiviso per il territorio napoletano.
Un approccio al progetto emotivo, un dialogo che determina scelte, forme e funzioni dove nasce un’architettura sentimentale. Pensare con il cuore lo spazio, la luce, la materia e le emozioni che questo genera. Questo è alla base del progetto della scuola elementare a Gioia Sannitica
Avere la responsabilità di disegnare spazi educativi che influenzeranno le generazione del futuro. Aule luminose e sicure che favoriscono il gioco, l’apprendimento e la socialità. Un’architettura concepita come un abbraccio, che educa, protegge e stimola la crescita serena dei bambini.
NUOVA SCUOLA ELEMENTARE A GIOIA SANNITICA – CASERTA
project by: od’a + Vitruvius Engineering Sas + Ing. A. Surolli
La rubrica Keyword esplora i temi dell’architettura attraverso un lessico essenziale ma ricco di significati. Ogni parola chiave diventa un punto di partenza per riflessioni critiche, capace di svelare connessioni tra progetto, spazio e società. Un percorso sintetico e incisivo che trasforma il linguaggio in strumento di indagine, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’architettura contemporanea e le sue trasformazioni.
Behind Napoli – Chiesa di Santa Maria la Nova, Napoli
La rubrica editoriale di od’a – officina d’architettura – conduce alla scoperta di luoghi nascosti nel tessuto urbano di Napoli, svelando spazi di straordinario fascino e profondo valore storico-architettonico. Un racconto attento e suggestivo che intreccia memoria, identità e progetto, restituendo visibilità a patrimoni spesso dimenticati. Attraverso uno sguardo critico e sensibile, la rubrica invita a rileggere la città oltre i percorsi consueti, riscoprendone la ricchezza invisibile.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa il 1° dicembre alla Stazione Marittima di Salerno all’incontro “L’intelligenza della ceramica”. Un dibattito sul valore della materia come motore di rigenerazione urbana e culturale.
Domenica 1° dicembre, presso la suggestiva cornice della Stazione Marittima di Salerno, l’architetto Giovanni Aurino dello studio od’a – Officina d’Architettura interverrà all’evento “L’intelligenza della ceramica”. L’incontro, promosso dall’Atelier(s) Alfonso Femia con il supporto di Casalgrande Padana, si configura come un momento di riflessione profonda sulla materia intesa non solo come componente edilizia, ma come vera risorsa identitaria e culturale. Il dibattito si snoderà attraverso due direttrici principali, esplorando il diritto alla materia come fondamento del progetto e il valore del territorio come orizzonte per uno sviluppo futuro resiliente e consapevole.
Al centro della serata ci sarà la presentazione del volume omonimo edito da Marsilio Arte, curato da Alfonso Femia e segnalato da prestigiose testate di settore come Elle Decor. Il libro raccoglie una pluralità di sguardi sul ruolo della ceramica nell’architettura contemporanea, indagando la connessione tra innovazione tecnologica e sensibilità materica. Per od’a – Officina d’Architettura, il confronto rappresenta un’occasione preziosa per ribadire come la scelta dei materiali debba rispondere a una narrazione coerente del paesaggio urbano. Attraverso il dialogo tra professionisti, istituzioni e aziende, l’iniziativa patrocinata dall’Ordine degli Architetti di Salerno mira a ridefinire la ceramica come strumento di bellezza e sostenibilità, capace di trasformare il costruito in un racconto tangibile di qualità e innovazione al servizio della comunità e della storia dei luoghi.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa alla rassegna “Sincronie” della Fondazione FOAN. Il suo intervento esplorerà il tema di Napoli come attrattore turistico attraverso un dialogo tra architettura, musica e arte.
Il prossimo 28 maggio, la Chiesa di San Rocco alla Riviera di Chiaia ospiterà un nuovo appuntamento di “Sincronie”, la rassegna culturale promossa dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Napoli che mira a creare una sequenza armonica tra diverse discipline creative. L’architetto Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, sarà protagonista di un incontro focalizzato su “Napoli attrattore turistico”, una riflessione profonda sulla capacità della città di trasformare il proprio immenso patrimonio in un volano di sviluppo contemporaneo. Per lo studio, questo tema rappresenta una sfida progettuale centrale: far sì che l’innovazione architettonica e la creatività territoriale diventino strumenti capaci di coniugare l’accoglienza dei flussi internazionali con la tutela dell’identità locale.
La serata seguirà il format consolidato della rassegna, che intreccia linguaggi differenti per offrire una prospettiva multipla sul progetto. Il programma si aprirà con un concerto di musica classica in collaborazione con la Fondazione Pietà dei Turchini, per proseguire con il convegno tecnico-narrativo e concludersi con la presentazione di un artista il cui lavoro visivo o performativo dialogherà con le tesi urbanistiche emerse. Partecipando a questo ciclo di dodici appuntamenti, od’a – Officina d’Architettura ribadisce l’importanza di un approccio trasversale alla progettazione, dove l’architettura non è mai un atto isolato ma un accordo armonico tra suoni, visioni e bisogni della comunità. L’evento sarà accessibile sia in presenza sia in diretta streaming, confermando la volontà di FOAN di rendere il dibattito sulla bellezza della città un’esperienza inclusiva e condivisa.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa al ciclo di seminari internazionali SPArTaCHus presso il DiARC. Un confronto multidisciplinare su sostenibilità e rigenerazione delle zone costiere e degli habitat città-porto.
Il 30 ottobre e il 6 novembre 2025, il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli ospiterà la “SPArTaCHus Seminar Series 2025 on City-Port Habitats”, un prestigioso ciclo di incontri dedicato alle dinamiche di trasformazione dei territori costieri. L’iniziativa mira a esplorare il delicato equilibrio tra le infrastrutture portuali e il tessuto urbano, intesi come scenari cruciali per l’innovazione ambientale e sociale. Tra gli esperti chiamati a nutrire il dibattito figurerà l’architetto Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, che contribuirà alla discussione portando l’esperienza progettuale dello studio nel campo della rigenerazione urbana e del rapporto con la materia storica dei luoghi.
Il programma vanta la partecipazione di accademici di rilievo mondiale, come Carola Hein della Delft University of Technology, Francesc Muñoz della Universitat Autònoma de Barcelona e Francesco Musco della IUAV di Venezia. Gli incontri, coordinati da un comitato scientifico d’eccellenza, si articoleranno tra le aule di via Forno Vecchio e la suggestiva Aula Magna di Palazzo Gravina. Per od’a – Officina d’Architettura, la presenza a questo seminario rappresenta un’importante occasione di confronto sulle strategie di pianificazione resiliente e sulla necessità di ripensare il porto non solo come snodo logistico, ma come habitat vitale e integrato. Attraverso il dialogo tra accademia, istituzioni e professionisti, la serie SPArTaCHus ambisce a definire nuovi modelli di sviluppo per le città di mare, capaci di coniugare le istanze della transizione ecologica con la valorizzazione dell’identità paesaggistica del Mediterraneo.
Behind Napoli – Giardino Liberato di Materdei, Napoli
La rubrica editoriale di od’a – officina d’architettura – conduce alla scoperta di luoghi nascosti nel tessuto urbano di Napoli, svelando spazi di straordinario fascino e profondo valore storico-architettonico. Un racconto attento e suggestivo che intreccia memoria, identità e progetto, restituendo visibilità a patrimoni spesso dimenticati. Attraverso uno sguardo critico e sensibile, la rubrica invita a rileggere la città oltre i percorsi consueti, riscoprendone la ricchezza invisibile.
Giovedì 6 novembre 2025 apre la Stazione di Baia, progetto di od’a – Officina d’Architettura che fonde mobilità e storia. L’infrastruttura celebra il patrimonio romano con allestimenti artistici e innovative riproduzioni in 3D.
L’inaugurazione della Stazione di Baia segna una svolta storica per la linea Cumana e per l’intero territorio flegreo, concretizzando un investimento complessivo di 51 milioni di euro. Il progetto architettonico, curato da od’a – Officina d’Architettura in collaborazione con Tecnosistem Spa, si ispira ai grandi modelli internazionali di stazioni-museo, trasformando un nodo di trasporto in un dispositivo narrativo unico. L’identità del luogo emerge prepotentemente attraverso scelte materiche e formali che richiamano l’antico splendore romano: le pareti in mattoni di cotto tipici dell’epoca e il sistema di illuminazione circolare, esplicito omaggio ai lucernari del Tempio di Mercurio, avvolgono il viaggiatore in un’atmosfera senza tempo.
Il percorso sensoriale è arricchito da pannelli fotografici retroilluminati che documentano l’evoluzione di Baia, ma il vero cuore pulsante dell’allestimento è rappresentato dalle statue riprodotte fedelmente tramite stampa 3D. Queste opere, i cui originali sono custoditi al MANN e sono reduci dal successo all’Expo di Osaka 2025, tornano simbolicamente nel loro contesto d’origine per accogliere i pendolari appena scesi dal treno. Mentre la prima fase dei lavori si conclude oggi, l’orizzonte si sposta già al 2026 per l’avvio del secondo lotto, che prevede il collegamento diretto con il lungomare e la vecchia stazione. Per od’a – Officina d’Architettura, la Stazione di Baia non è solo un traguardo ingegneristico, ma una sfida vinta nel campo della rigenerazione, dove la tecnologia moderna si pone al servizio della memoria collettiva per restituire dignità e bellezza a uno dei siti archeologici più rilevanti al mondo.
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Giovedì 23 ottobre 2025 inaugura il cantiere del “MDS Common Space De Filippo”. Lo studio od’a – Officina d’Architettura curerà la direzione lavori per trasformare l’ex convento in un innovativo condominio solidale.
Giovedì 23 ottobre 2025, alle ore 16:00, la comunità di Massa di Somma celebrerà la posa della prima pietra del progetto “MDS Common Space De Filippo” in via Santa I. L’intervento, di grande rilevanza sociale e architettonica, vede lo studio od’a – Officina d’Architettura impegnato nel delicato ruolo di Direzione Lavori. Finanziato dalla Regione Campania nell’ambito dei Programmi di Rigenerazione Urbana 2023 per un importo complessivo di oltre due milioni di euro, il progetto mira alla trasformazione dell’ex Convento locale in un moderno condominio solidale. La fase esecutiva è affidata, tramite appalto integrato, allo studio Abhinc e all’impresa Bo Mar S.r.l., che coordineranno l’evoluzione di un cantiere destinato a ridefinire il concetto di abitare collettivo nel territorio vesuviano.
L’opera prevede la realizzazione di quindici unità abitative integrate da ampie superfici comuni destinate a laboratori, attività culturali e spazi di convivialità. L’obiettivo primario di od’a – Officina d’Architettura sarà garantire che il recupero dell’edificio storico avvenga nel pieno rispetto delle preesistenze e del contesto locale, coniugando la tutela del patrimonio con le nuove esigenze di inclusione sociale. Attraverso questa riconversione, l’antico convento smetterà di essere un volume inattivo per trasformarsi in un centro comunitario dinamico, capace di generare nuove relazioni umane e di offrire risposte concrete al bisogno di spazi per la solidarietà urbana. L’inaugurazione segna dunque l’inizio di una metamorfosi che restituisce dignità alla memoria del luogo, proiettandola verso un futuro di bellezza e partecipazione pubblica.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa alla sesta edizione di Mediterranei Invisibili. Un viaggio di esplorazione nella Valle del Torbido per riscoprire borghi, siti archeologici e il dialogo tra arte e paesaggio.
Dall’11 al 13 ottobre 2025, l’architetto Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, prenderà parte alla nuova edizione di Mediterranei Invisibili, il progetto culturale ideato da Alfonso Femia e promosso da 500×100 società benefit. L’iniziativa, giunta al suo sesto appuntamento con il sostegno della Fondazione Le città del futuro, si conferma come un’esperienza di esplorazione profonda dedicata alle aree marginali e spesso dimenticate del bacino mediterraneo. Quest’anno il viaggio si concentrerà sulla suggestiva Valle del Torbido, un territorio incastonato tra le Serre e l’Aspromonte, dove la stratificazione storica incontra la potenza di una natura incontaminata.
Il percorso si snoderà attraverso luoghi di straordinario valore come i Calanchi Bianchi di Palizzi Marina e il borgo fantasma di Pentedattilo, toccando importanti siti archeologici quali la Villa Romana di Casignana e il Parco di Locri. Attraverso il coinvolgimento di professionisti e ricercatori, od’a – Officina d’Architettura contribuirà a una riflessione collettiva sul ruolo dell’architettura come strumento di valorizzazione delle identità locali. Il viaggio attraverserà centri dell’entroterra ionico come Gioiosa Ionica e Mammola, per concludersi presso il MuSaBa, il Parco Museo fondato da Nik Spatari. Qui, l’incontro tra arte contemporanea e radici millenarie diventerà il simbolo di una progettualità responsabile, capace di trasformare le fragilità del territorio in nuove opportunità di sviluppo sostenibile, riportando al centro del dibattito nazionale la bellezza complessa dei territori calabresi e la loro inesauribile forza narrativa.
L’architetto Giovanni Aurino, di od’a – Officina d’Architettura, partecipa all’evento “Abitare il limite” presso la Mostra d’Oltremare di Napoli. Un laboratorio corale per riflettere sulla rigenerazione urbana tra sostenibilità, restauro e natura.
Il 16 ottobre, la Sala Italia della Mostra d’Oltremare di Napoli ospiterà l’evento “Abitare il limite”, un’importante iniziativa dedicata al dialogo interdisciplinare sulla città contemporanea. Tra i protagonisti del confronto figurerà l’architetto Giovanni Aurino, socio di od’a – Officina d’Architettura, che prenderà parte a una giornata strutturata in tavoli tematici aperti al contributo di cittadini, studenti e imprese. L’obiettivo dell’incontro è delineare percorsi di co-progettazione capaci di affrontare le sfide della rifunzionalizzazione degli spazi monumentali e del rapporto tra tessuto costruito e ambiente naturale.
Il dibattito, moderato da Michele Pasca di Magliano di Zaha Hadid Architects, si articolerà su quattro direttrici fondamentali: l’efficientamento energetico del patrimonio tutelato, il consolidamento sismico, l’integrazione tra architettura e natura e la trasformazione della Mostra d’Oltremare in un polo urbano inclusivo. Per od’a – Officina d’Architettura, la partecipazione a questo laboratorio rappresenta l’opportunità di condividere una visione progettuale che intende il “limite” non come una barriera, ma come una soglia di scambio creativo. Accanto alla componente tecnica, l’evento vedrà l’intervento di artisti chiamati a interpretare graficamente le suggestioni emerse, trasformando le idee in modelli replicabili. Grazie al coinvolgimento delle massime cariche istituzionali e accademiche, la giornata si configura come un momento di sintesi necessario per promuovere una cultura del progetto responsabile, dove la conservazione del passato diviene motore per una sostenibilità urbana consapevole e orientata al futuro della comunità.
Si sono conclusi i lavori di messa in sicurezza dell’ex carcere di Santo Stefano a Ventotene. L’intervento, curato da od’a – Officina d’Architettura, restituisce alla collettività un simbolo storico attraverso una mostra multimediale permanente.
L’ambizioso progetto di recupero dell’ex carcere borbonico sull’isola di Santo Stefano ha segnato una tappa fondamentale con il completamento degli interventi di messa in sicurezza e il consolidamento delle strutture storiche. L’operazione, curata da od’a – Officina d’Architettura insieme a Vitruvius Engineering Sas, ha permesso di salvare dal degrado uno dei più significativi esempi di architettura panottica settecentesca, attivo fino al 1965. Grazie a un investimento di oltre 7 milioni di euro nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo, il complesso è stato trasformato in un laboratorio vivo di memoria e formazione. Parallelamente al restauro architettonico, che ha visto protagoniste le imprese Minerva e Hera Restauri, è stata inaugurata la mostra multimediale permanente “Le Sfide di Santo Stefano”.
Curata da Sabina Minutillo Turtur, l’esposizione si snoda attraverso diciannove ambienti della stecca ottocentesca, offrendo un percorso immersivo tra installazioni, proiezioni e una preziosa camera delle meraviglie. Il racconto intreccia la dura realtà della vita carceraria con la natura selvaggia dell’isola, proiettando il sito verso il suo futuro ruolo di Scuola di Alta Formazione europea. Sotto la guida del Commissario Straordinario Giovanni Maria Macioce e in collaborazione con Invitalia, questo intervento non rappresenta soltanto un restauro materico, ma una vera rinascita civile. Quello che un tempo era un luogo di isolamento e sofferenza diventa oggi un ponte culturale tra passato e futuro, confermando l’impegno di od’a – Officina d’Architettura nella tutela di un patrimonio unico, ora pronto a formare nuove generazioni sui valori della democrazia e dei diritti umani.
ph Lara Gallina + Dario Biello