Gli architetti Giovanni Aurino e Alessandra Fasanaro approdano nel prestigioso catalogo D.Prize 2013 – Expo Synergy, confermando la capacità di od’a – Officina d’Architettura di eccellere nel design dell’accoglienza e negli allestimenti d’avanguardia.

La pubblicazione del catalogo D.Prize 2013, legato alla manifestazione Expo Synergy, segna una tappa rilevante nel percorso di ricerca dello studio od’a – Officina d’Architettura. Gli architetti Giovanni Aurino e Alessandra Fasanaro sono stati infatti selezionati per comparire in questa raccolta dedicata alle eccellenze del design per le strutture ricettive, un ambito che richiede una sintesi perfetta tra estetica, comfort e innovazione funzionale. Il premio, focalizzato sul design dell’accoglienza, ha inteso valorizzare quelle opere capaci di trasformare gli spazi dell’ospitalità in esperienze sensoriali uniche, sottolineando il valore della progettualità italiana su scala internazionale.

L’inserimento nel catalogo Expo Synergy testimonia l’abilità dei fondatori di od’a nel confrontarsi con il tema dell’interior design e degli allestimenti temporanei, ambiti in cui lo studio napoletano ha sempre espresso una spiccata sensibilità verso i materiali e il dettaglio costruttivo. Il testo documenta come l’approccio di Aurino e Fasanaro riesca a interpretare le esigenze del settore extralberghiero e alberghiero attraverso soluzioni spaziali fluide e contemporanee, capaci di dialogare con il contesto e con le nuove tendenze della ricettività. Essere presenti in questa selezione non rappresenta solo un traguardo professionale per od’a – Officina d’Architettura, ma ribadisce l’importanza del progetto architettonico come motore fondamentale per la qualità del sistema turistico e culturale, celebrando una visione del design intesa come strumento di benessere collettivo.

Il progetto della Stazione Vesuvio Est di od’a – Officina d’Architettura, pubblicato su Area 107, ridefinisce l’interscambio tra Alta Velocità e Circumvesuviana attraverso un’iconica struttura a corona circolare integrata nel paesaggio agrario campano.

La stazione di interscambio Vesuvio Est, firmata da Giovanni Aurino e Alessandra Fasanaro per od’a – Officina d’Architettura, emerge nel dibattito architettonico di Area 107 come un raffinato esempio di ingegneria e design. L’opera si distingue per la sua pianta a corona circolare, un volume cilindrico cavo che si eleva per ventuno metri, diventando un segno territoriale visibile ma rispettoso. Il cuore tecnologico della stazione è il complesso sistema di solai appesi alla copertura tramite barre e profili in acciaio, una scelta che garantisce la massima fruibilità degli spazi interni e ampie luci strutturali.

Il progetto di od’a – Officina d’Architettura non si limita alla funzionalità ferroviaria, ma integra un parcheggio multipiano e una profonda attenzione alla sostenibilità ambientale. La struttura è concepita per rispondere a sfide estreme, inclusa la protezione dai lapilli vulcanici data la vicinanza al Vesuvio, e utilizza soluzioni d’avanguardia come impianti geotermici e il recupero delle acque piovane. L’integrazione paesaggistica è curata attraverso una “pelle verde” di rampicanti e coperture a giardino che richiamano i noccioleti locali, trasformando l’infrastruttura in un ecosistema vivo. Questa pubblicazione celebra dunque una visione dove la stazione smette di essere un semplice luogo di transito per farsi landmark territoriale, capace di ricucire il tessuto urbano di Striano con la grande rete della mobilità europea.

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Gli architetti Giovanni Aurino e Alessandra Fasanaro di od’a – Officina d’Architettura contribuiscono alla nuova pubblicazione Electa dedicata al Parco delle Cave di Cagliari, esplorando innovative strategie di riqualificazione per i delicati ambiti periurbani contemporanei.

La riflessione architettonica contemporanea trova un nuovo punto di riferimento nel volume edito da Electa, che raccoglie gli esiti del seminario dedicato al Parco delle Cave di Cagliari. Tra i protagonisti di questa indagine spiccano Giovanni Aurino e Alessandra Fasanaro, soci fondatori di od’a – Officina d’Architettura, il cui contributo si inserisce nel dibattito sulla trasformazione delle aree marginali e periurbane. L’intervento dei due progettisti si focalizza sulla capacità dell’architettura di ricucire il rapporto tra tessuto cittadino e paesaggio naturale, interpretando le cave non come vuoti industriali dismessi ma come potenziali motori di rigenerazione urbana e sociale.

Attraverso la loro partecipazione al seminario, i professionisti di od’a hanno delineato una visione che coniuga il rispetto per la memoria storica del luogo con le necessità funzionali di una città in evoluzione. Il testo pubblicato da Electa documenta una ricerca metodologica rigorosa, dove il progetto diventa uno strumento di mediazione tra la conservazione ambientale e lo sviluppo sostenibile. Il lavoro di Aurino e Fasanaro conferma l’impegno dello studio napoletano nel confrontarsi con contesti complessi, proponendo soluzioni capaci di restituire dignità e bellezza ai territori di confine. Questa pubblicazione rappresenta dunque un tassello fondamentale per comprendere come la pratica architettonica d’eccellenza possa trasformare le ferite del territorio in opportunità collettive, ridefinendo l’identità stessa delle periferie mediterranee.

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Lo studio od’a – Officina d’Architettura partecipa al concorso ad inviti per il masterplan del lotto 9 della Concessione Inglese a Tianjin, in Cina, affrontando un’area urbana di Wudadao caratterizzata da un’elevata qualità storica e da una forte stratificazione architettonica.

Il progetto si confronta con un contesto che rappresenta una vera cerniera tra la città storica e le trasformazioni urbane più recenti. L’intervento assume questa condizione come principio ordinatore, trasformando la sequenza edilizia in uno strumento di lettura del passaggio tra due identità urbane differenti.

L’impianto urbanistico e architettonico costruisce una progressione spaziale che si sviluppa lungo l’asse tra Luoyang Road ed Hebei Road, maggiormente legate alla memoria storica del quartiere, fino a Chengdu Road e Nanjing Road, dove il tessuto urbano si apre verso la città contemporanea. Questa transizione viene enfatizzata attraverso variazioni controllate di volume, ritmo e linguaggio architettonico.

Lungo le strade storiche il progetto recupera il principio della cortina continua, composta da edifici di piccola scala che reinterpretano i caratteri originari del fronte urbano. Le facciate mantengono un rapporto diretto con la strada grazie a un leggero arretramento e alla presenza di fasce verdi di filtro. I prospetti sono articolati attraverso bow windows, piccoli aggetti, terrazzi e tetti a falda, costruendo una continuità ritmica con l’architettura esistente.

La materia architettonica si fonda su un lessico coerente con il contesto, utilizzando mattoni a vista, intonaco e pietra chiara, in continuità con la tradizione locale. Le differenze tra i fronti diventano così strumenti progettuali per raccontare il passaggio tra città storica e contemporanea.

Il masterplan, sviluppato nel 2014 per una superficie di circa 31.500 mq, interpreta l’intervento come dispositivo di mediazione urbana, in cui l’architettura diventa strumento di continuità e trasformazione del paesaggio costruito.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura guida l’appalto per il Parco dello Sport a Bagnoli: 210.000 mq di rigenerazione urbana tra paesaggio, sport e nuove infrastrutture per un progetto di circa 20 milioni di euro.

od’a – Officina d’Architettura, in qualità di capogruppo insieme a ITER Gestione e Appalti, Della Morte spa e Deca, si aggiudica l’appalto integrato per la progettazione esecutiva del Parco dello Sport nell’ambito del Piano Urbanistico Attuativo dell’ex area industriale di Bagnoli, a Napoli. L’intervento riguarda una superficie complessiva di circa 210.000 mq e si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana e paesaggistica di uno dei comparti più strategici della città.

Il progetto sviluppa e approfondisce le scelte del definitivo, traducendole in soluzioni esecutive e dettagli costruttivi, con una forte attenzione alla dimensione paesaggistica e ambientale. Il parco è concepito come un grande sistema urbano attrezzato per attività sportive e ricreative, in cui il disegno del verde assume un ruolo centrale. La selezione delle essenze vegetali, basata su criteri botanici e compositivi, contribuisce a definire un paesaggio coerente e adattivo, capace di costruire relazioni tra le diverse funzioni.

Particolare cura è dedicata ai margini e alle transizioni spaziali, così come alle aree del campeggio, schermate da quinte vegetali per garantire comfort e qualità ambientale. Elemento identitario del progetto è la pista di pattinaggio centrale, coperta da una tensostruttura rimovibile progettata con la consulenza dell’artista Salvatore Palladino.

L’intervento, promosso da LUDICOS srl e sviluppato tra il 2006 e il 2009, rappresenta una trasformazione significativa dell’ex area industriale di Bagnoli in un nuovo parco urbano contemporaneo.

Conclusa la procedura per l’affidamento dei servizi tecnici di ingegneria e architettura relativi alla direzione dei lavori e al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione per l’intervento di riqualificazione e messa in sicurezza del centro storico di Santomenna, in provincia di Salerno.

L’incarico è stato aggiudicato al raggruppamento guidato da od’a – Officina d’Architettura, in qualità di capogruppo, insieme all’arch. Vincenzo Fiorillo e all’arch. Francesco Maria Catena, che si occuperanno della gestione tecnico-operativa delle fasi di esecuzione dell’intervento.

L’attività riguarda il recupero e la valorizzazione del tessuto storico del borgo, con particolare attenzione alla sicurezza degli spazi pubblici, alla stabilità delle strutture esistenti e al miglioramento delle condizioni di fruibilità del centro urbano.

Il progetto prevede un insieme coordinato di interventi diffusi sul costruito storico, finalizzati alla conservazione dell’identità del luogo e alla contestuale messa in sicurezza delle aree più critiche, attraverso un approccio integrato tra tutela e adeguamento funzionale.

L’importo complessivo dei lavori è pari a 1.439.552,36 euro. L’intervento si inserisce nel più ampio quadro delle azioni di rigenerazione dei centri storici delle aree interne, con l’obiettivo di rafforzarne la vivibilità e contrastare i fenomeni di degrado e abbandono.

Affidata la riqualificazione di Piazza Mercato e delle principali piazze del centro storico UNESCO a Napoli, intervento da circa 6,8 milioni di euro per il Grande Progetto Centro Storico.

Si è conclusa la procedura aperta per l’affidamento dell’appalto relativo alla progettazione esecutiva e all’esecuzione dei lavori nell’ambito del Grande Progetto Centro Storico di Napoli, finalizzato alla valorizzazione del sito UNESCO attraverso la riqualificazione degli spazi urbani. L’intervento riguarda il Lotto 3 e coinvolge alcune delle aree più significative del tessuto storico napoletano, tra cui Piazza Mercato, via Mezzocannone, Piazza Calenda e Piazza Banchi Nuovi, con l’obiettivo di migliorare la qualità dello spazio pubblico, la fruibilità pedonale e la continuità urbana tra i diversi ambiti del centro storico.

L’appalto è stato aggiudicato al raggruppamento composto da Valentino Giuseppe srl e Flora Napoli srl, mentre il gruppo di progettazione vincitore è guidato da od’a – Officina d’Architettura, in qualità di capogruppo, insieme all’ing. Salvatore De Lucia, all’arch. Fabio Campagnuolo e all’arch. Claudia Leone.

Il progetto, con un importo complessivo pari a 6.883.558,79 euro, si inserisce nelle strategie di valorizzazione del centro storico di Napoli, riconosciuto come patrimonio mondiale UNESCO, con particolare attenzione alla rigenerazione degli spazi pubblici e al rafforzamento dell’identità urbana.

L’intervento mira a restituire qualità, continuità e accessibilità ai luoghi storici della città, attraverso un sistema coordinato di riqualificazione urbana che coniuga conservazione e trasformazione contemporanea.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura, insieme a Erregi srl e SIIP srl, partecipa alla progettazione per la riqualificazione urbanistica e ambientale dell’asse costiero tra via Vespucci e via Ponte dei Francesi a Napoli, con un intervento che affronta uno dei tratti infrastrutturali più complessi e stratificati della città.

Il progetto prende avvio da una riflessione sull’identità stessa di via Marina, una lunga infrastruttura urbana di circa 5 chilometri che collega il centro di Napoli con la sua fascia orientale. Più che una strada unitaria, essa si configura come una sequenza di episodi differenti, costituita da più assi viari e da un sistema eterogeneo di relazioni con il contesto urbano. Questa frammentazione diventa il punto di partenza per un lavoro progettuale che non cerca un’unità artificiale, ma una nuova coerenza spaziale e percettiva.

L’obiettivo è la costruzione di un’immagine riconoscibile e contemporanea dell’asse urbano, capace di trasformare un’infrastruttura prevalentemente percorsa in un vero spazio pubblico. Il progetto interviene sui diversi livelli che definiscono la strada – cortine edilizie, sistemi vegetali, arredo urbano e spazi di relazione – per costruire una nuova continuità ambientale e paesaggistica.

La trasformazione proposta mira a elevare le prestazioni funzionali della viabilità esistente, integrandole con una qualità spaziale più ampia, in cui sequenze prospettiche, punti emergenti e nuove sistemazioni vegetali ridefiniscono l’esperienza dell’attraversamento. La strada diventa così un sistema urbano complesso, in cui mobilità e spazio pubblico si sovrappongono.

L’intervento si configura come un progetto di ricostruzione identitaria, volto a restituire alla città un’infrastruttura riconoscibile non solo per i flussi che la attraversano, ma per la qualità del suo paesaggio urbano e delle sue relazioni spaziali.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura, insieme a 5+1AA Srl, prende parte al concorso ad inviti per il disegno preliminare di una nuova scuola all’interno del futuro quartier generale JFC a Lago Patria, interpretando il tema educativo come un organismo architettonico unitario e fondativo per il territorio.

Il progetto si configura come un edificio unico, quasi un atto originario, in cui il suolo si trasforma in una sequenza continua di spazi apparentemente omogenei ma resi sempre differenti dal variare della luce e delle ombre. L’idea di fondo è quella di un’unitarietà spaziale e identitaria, dove forma e funzione non generano gerarchie ma continuità.

L’impianto nasce dalla geometria del cerchio, inteso come struttura generativa di uno spazio fluido e senza direzioni privilegiate. All’esterno l’edificio si apre come un campo di relazione libero, mentre all’interno il gioco spaziale assume una valenza pedagogica, trasformando l’architettura stessa in strumento educativo.

La composizione si sviluppa come uno spartito continuo, dove le variazioni spaziali raccontano le differenti funzioni della scuola lungo il suo sviluppo, piano dopo piano. Il trattamento cromatico degli interni contribuisce a definire identità diverse degli ambienti, evocando modelli educativi internazionali e differenziando le esperienze d’uso.

Il progetto immagina inoltre un edificio capace di radicarsi nel paesaggio come elemento fondativo, arricchito da un “giardino dei profumi” che ne estende la dimensione sensoriale. Il prospetto esterno è costruito su un ritmo di pieni e vuoti secondo un ordine gigante che genera un gioco mutevole di ombre, mentre l’interno si affida alla trasparenza come valore spaziale più intimo.

L’intervento si sviluppa su circa 24.000 mq di superficie totale e 14.485 mq di superficie coperta, per un importo previsto di 12.246.759 euro, configurandosi come una riflessione sull’architettura scolastica come esperienza sensoriale, tattile e visiva.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura elabora il progetto di un parco territoriale concepito come sistema paesaggistico continuo, costruito a partire dalla trasformazione morfologica del suolo e dalla definizione di una nuova topografia artificiale.

L’impianto compositivo si basa sulla realizzazione di una sequenza di colline artificiali, alte tra i 4 e i 6 metri, organizzate secondo una matrice a raggiera idealmente generata dal centro urbano. Questa nuova conformazione del terreno costruisce un paesaggio artificiale che dialoga con le montagne sullo sfondo, instaurando una continuità visiva tra sistema naturale e intervento antropico.

Il modellamento del suolo assume anche una funzione ambientale e infrastrutturale, consentendo di schermare e proteggere specifiche porzioni dell’area, mitigando l’impatto acustico e visivo di elementi esterni come campi nomadi, il Cespevi e il nuovo ospedale, e definendo al contempo ambiti differenziati e protetti per le attività previste nel parco.

Il progetto rinuncia a una struttura baricentrica a favore di una logica di attraversamento, in cui lo spazio viene vissuto attraverso il movimento e la scoperta progressiva. Il parco si configura così come una rete di promenade e percorsi ciclo-pedonali che attraversano l’intera area secondo tracciati sovrapposti e intersecati, generando una trama complessa e non gerarchica.

Questi percorsi si integrano con il paesaggio artificiale e naturale, costruendo un sistema continuo di relazioni spaziali in cui la percezione avviene per sequenze e variazioni, senza punti di osservazione privilegiati, ma attraverso un’esperienza dinamica dello spazio.

Il progetto è sviluppato da od’a – Officina d’Architettura insieme a Jordi Bellmunt i Chiva e Giulia De Angelis, con Vincenzo Fiorillo, Irene Lettieri, Fabrizia Costa Cimino, Maria Scognamiglio e Francesco Rossini.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura, in qualità di capogruppo, si è aggiudicata la gara per la riqualificazione della sede IMAST a Portici, distretto dedicato all’ingegneria dei materiali polimerici e compositi e delle strutture.

L’intervento rientra nell’appalto integrato relativo alla procedura aperta per la ristrutturazione dell’edificio destinato alle attività del centro di ricerca IMAST, con l’obiettivo di adeguare e potenziare gli spazi dedicati a ricerca e sviluppo tecnologico. La progettazione è stata sviluppata dal raggruppamento guidato da od’a – Officina d’Architettura, insieme a Francesco Scardaccione, Fulvio Capuano, Vincenzo Di Pietro, Giorgio Frunzio, Marima Di Pace e Paola Abbonandi.

L’esecuzione dei lavori è affidata all’impresa Cogepa S.p.A., per un importo complessivo pari a 4.050.000,00 euro. L’intervento prevede la riqualificazione funzionale della sede, con particolare attenzione all’adeguamento degli spazi di laboratorio, alla flessibilità degli ambienti e al miglioramento delle infrastrutture tecniche a supporto delle attività scientifiche.

Il progetto si inserisce nel più ampio quadro di potenziamento dei poli di ricerca avanzata sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della struttura di Portici come centro di eccellenza nel campo dei materiali innovativi e delle tecnologie applicate.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura, insieme a 5+1AA, Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, partecipa alla progettazione di una nuova stazione di interscambio a Napoli, pensata come dispositivo urbano e paesaggistico lungo l’incontro tra la linea dell’Alta Velocità e la Circumvesuviana.

L’intervento nasce all’interno di un concorso ad inviti promosso da RFI e interpreta il nodo infrastrutturale non come semplice luogo tecnico di transito, ma come occasione per costruire uno spazio pubblico aperto, capace di ridefinire il rapporto tra infrastruttura e territorio agricolo-urbano.

Il progetto affronta il tema della stazione come soglia, come spazio sospeso tra arrivo e partenza, tra appartenenza e attraversamento. In questo contesto, l’infrastruttura non è più soltanto una linea che attraversa il paesaggio, ma diventa parte attiva nella costruzione di nuove relazioni territoriali, trasformando il luogo in un punto di connessione tra città, campagna e sistemi di mobilità.

L’impianto architettonico è concepito come una sequenza continua di spazi aperti, aperti-coperti e coperti-aperti, che costruiscono un paesaggio abitabile in cui architettura e natura si sovrappongono. La stazione si configura così come un organismo permeabile, capace di mutare nel tempo e nelle stagioni, integrando elementi climatici, sensoriali e ambientali.

L’esperienza dello spazio è costruita attraverso dispositivi che dialogano con il contesto: acqua, vegetazione, luce e materiali diventano elementi narrativi del progetto. La stazione si trasforma in un luogo percettivo, in cui il viaggio è anticipato e accompagnato da fenomeni naturali e artificiali che ne rafforzano la dimensione simbolica.

L’intervento, sviluppato su circa 8.000 mq per un costo complessivo di 32.500.000 euro, si configura come una riflessione sul ruolo contemporaneo delle infrastrutture e sulla possibilità di trasformarle in spazi pubblici di nuova generazione, aperti, sensibili e integrati nel paesaggio.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura, in collaborazione con 5+1AA, partecipa alla riconversione di un edificio di archeologia industriale nell’area di Bagnoli, all’interno di un più ampio processo di trasformazione urbana dell’ex comparto siderurgico napoletano promosso da Bagnolifutura spa.

L’intervento riguarda il riuso di un fabbricato dismesso per la realizzazione di un centro di produzione televisiva, con ampi studi di registrazione e spazi funzionali connessi alle attività del settore audiovisivo. L’organizzazione interna è concepita con elevata flessibilità, per accogliere studi di diversa dimensione, uffici, aree di ristoro e servizi, in un sistema produttivo integrato e adattabile.

All’esterno, il progetto mantiene la forte identità originaria dell’edificio, confermandone la natura monolitica e la relazione introversa con il contesto. L’involucro diventa però elemento comunicativo, capace di trasformarsi percettivamente nel rapporto tra giorno e notte e di assumere un ruolo iconico nel paesaggio urbano.

L’intervento si caratterizza per l’inserimento di un dispositivo artistico che contribuisce alla definizione dell’immagine dell’edificio: elementi in ceramica a forma di pinne che rivestono una facciata, lettere luminose e bande cromatiche richiamano l’immaginario della televisione e dei media, trasformando il manufatto in una presenza urbana fortemente riconoscibile.

Il progetto si sviluppa su una superficie complessiva di circa 6.700 mq, con 6.100 mq di superficie utile e un volume di 51.250 mc, inserendosi nel processo di rigenerazione dell’area di Bagnoli attraverso il riuso creativo del patrimonio industriale esistente.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura sviluppa il progetto della nuova scuola materna di Cazzago San Martino come proposta per concorso di idee, interpretando l’edificio come un organismo didattico aperto, strettamente connesso al paesaggio e costruito attorno alla centralità dell’esperienza del bambino.

Il progetto si configura come un volume a pianta rettangolare, chiaramente orientato, in cui il rapporto tra costruito e natura è strutturato attraverso una distinzione netta tra il fronte urbano su via G. Bevilacqua e il fronte opposto rivolto verso la valle. Sul lato stradale l’edificio si presenta più compatto e controllato, con un’unica apertura principale, mentre verso il paesaggio si apre completamente, instaurando una continuità visiva e spaziale con l’ambiente naturale.

I giardini diventano così parte integrante del progetto, trasformandosi in prolungamento della scuola e in spazio di mediazione tra interno ed esterno. L’architettura viene pensata come somma di volumi funzionali aggregati e tenuti insieme da un elemento continuo che avvolge l’intero sistema, un “nastro” trasparente che svolge simultaneamente funzione di filtro climatico, protezione e dispositivo di sicurezza, fino a dissolversi sul prospetto nord dove il rapporto con il paesaggio diventa totale.

Gli spazi interni sono progettati in funzione delle esigenze educative e percettive dei bambini, con ambienti flessibili, permeabili e relazionali, capaci di favorire lo scambio tra sezioni diverse e tra interno ed esterno. La varietà delle altezze e delle coperture contribuisce a definire una spazialità articolata, sempre calibrata sulla scala infantile e nel rispetto delle normative.

L’uso prevalente del legno rafforza la dimensione “bio” del progetto, assumendo anche un valore educativo legato alla consapevolezza dei materiali e dei processi costruttivi.

Il progetto, con una superficie complessiva di circa 2.000 mq e un budget previsto di 1.788.250 euro, viene sviluppato nel 2009 come proposta preliminare che integra architettura, natura e didattica in un unico sistema coerente.

Lo studio od’a – Officina d’Architettura è coinvolta come progettista nell’appalto integrato per la riqualificazione di un intero quartiere periferico di Napoli, concepito come un nuovo modello urbano orientato alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dell’impatto energetico e climatico.

L’intervento, promosso dal committente Costruire spa, prevede la trasformazione di un’ampia area urbana attraverso la realizzazione di nuove residenze, edifici per funzioni terziarie di base, una scuola materna e un asilo nido, oltre a mercati, parcheggi sia interrati che fuori terra, spazi verdi attrezzati e il completo rinnovo delle infrastrutture stradali e dei sottoservizi esistenti.

Il progetto, sviluppato da od’a – Officina d’Architettura, con team di progetto composto dagli archh. Fabrizia Costa Cimino, Vincenzo Fiorillo e Irene Lettieri, interpreta il quartiere come un sistema integrato, in cui le diverse funzioni urbane vengono ridisegnate secondo criteri di efficienza, qualità dello spazio pubblico e sostenibilità.

L’impostazione generale punta alla riduzione delle emissioni e degli impatti ambientali, con particolare attenzione al contenimento dell’inquinamento acustico e atmosferico, al massimo efficientamento energetico e all’integrazione di fonti rinnovabili. Il progetto prevede inoltre sistemi innovativi per la gestione dei rifiuti tramite raccolta pneumatica, oltre a soluzioni per il recupero e il riutilizzo delle acque piovane.

L’intervento, che interessa una superficie complessiva di circa 90.000 mq per un volume edificato di 60.180 mc e un investimento pari a 30 milioni di euro, si configura come un’operazione di rigenerazione urbana di scala significativa, finalizzata alla costruzione di un nuovo modello di quartiere sostenibile e autosufficiente.

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